Assisi, la supposta ingerenza del vescovo nella vita cittadina
da Vittorio Peri, vicario episcopale per la cultura
Il virulento attacco di Fabrizio Leggio letto su questo sito, nei confronti del vescovo Sorrentino, “reo” di aver presentato agli amministratori comunali e alla cittadinanza una serie di proposte e suggerimenti a favore del bene comune della Città, merita qualche osservazione, seppure tardiva.
La prima è che se egli avesse partecipato all’incontro di presentazione del documento, redatto peraltro in seguito ad un’istanza di collaborazione venuta dallo stesso sindaco, avrebbe forse apprezzato lo stile dialogico, sereno e propositivo che lo ha caratterizzato. C’è forse qualcosa di più utile e proficuo che i cittadini – lo è anche il vescovo! – s’incontrino per dialogare, scambiarsi opinioni, idee, proposte ecc. per il bene di una città? E la “reciproca collaborazione” tra il mondo ecclesiale e quello civile per la promozione dell’uomo e per il bene del Paese non è forse formalmente auspicata anche dal proemio dell’attuale concordato?
Preoccupa, poi, che un uomo politico sia giunto a qualificare il documento della Curia vescovile come una “irritante ingerenza” nella vita cittadina. Non è infatti ammissibile ignorare che il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, con ogni mezzo di diffusione, è riconosciuto dalla carta costituzionale a tutti i cittadini, quale che sia il loro ruolo e la condizione sociale.
E’ inoltre da rilevare l’assurdità di una a dir poco risibile affermazione così formulata: “Sappiamo tutti molto bene (sic!) che il sogno dei porporati (sic!)è di comprarsi tutta la città in modo da gestirla interamente come fosse un convento”. Il vescovo avrebbe dunque le segrete mire di diventare una specie di sindaco ombra? Suvvia… Duole dirlo, ma non si può non ricordare l’aforisma per il quale le calunnie, le diffamazioni, ecc. colpiscono non chi le riceve, ma chi le diffonde.
La breve nota, scritta per esigenze di una corretta informazione, in nessun modo ha lo scopo di chiudere porte. Intende anzi aprirle, ricordando che il vescovo, come anche i suoi più vicini collaboratori, sono sempre disponibili a parlare con chiunque voglia porre questioni, proposte, ecc. Le diversità infatti, se presentate rispettosamente, possono sempre generare nuove prospettive e ricchezza culturale.
Come ho scritto su queste pagine giorni orsono, perché mai la Chiesa non dovrebbe occuparsi di questioni vitali della comunità civile che debba svolgere la sua missione esclusivamente missione in termini di evangelizzazione, collocandosi così in un ambito ben distinto dai problemi di natura civile.? Se, dunque, oggi la Chiesa locale interviene sul piano civile, non lo fa per restaurare uno stato cristiano, né per rivendicare una sorta di autorità superiore estranea allo statuto del nostro Comune.
Ritengo che anche la Chiesa cattolica, essendo un soggetto collettivo di grande rilevanza culturale e sociale, pur non identificandosi con alcun partito (essendo, cioè, apartitica), ha il diritto e il dovere di prendere la parola nel dibattito civile, politico e culturale su qualsiasi questione risulti importante per il bene comune. Negarle il diritto di esprimersi liberamente in questi contesti significherebbe compiere un atto intrinsecamente contrario ai fondanti principi democratici contenuti nello Statuto del nostro Comune. In realtà, da sempre la Chiesa si è presa cura del mondo, cioè della società nel suo complesso. Ho l’impressione che l’autore della critica al Vescovo non sappia che uno dei principi cardine della Dottrina sociale della Chiesa poggia proprio sulla sottolineatura che ogni agente istituzionale che è servizio della collettività deve avere quale obiettivo del suo operato il Bene Comune che è il senso, la ragione d’essere profonda della legittimità della comunità politica e delle istituzioni sociali ed in particolar modo dell’esistenza e dell’esercizio della autorità civile..Condivido pertanto dalla A alla Z le sagge e misurate parole di Mons.Vittorio Peri cui rivolgo vivi complimenti e felicitazioni.